26/04/2010

La Libera Cronaca del 26 aprile 2010

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Addì,  26 aprile 2010

 

La Trota Fario

 

La regina sta tornando a regnare

nei fiumi dell’ Alta Versilia

 

Stazzema - Con la realizzazione  nel 2002 dell’incubatoio ittico di Mulina di Stazzema v’era anche l’impegno di provvedere allo specifico progetto di ripopolamento della trota fario nei torrenti dell’Alta Versilia sconvolti dall’alluvione del 19 giugno 1996 e risagomato con le opere ricostruttive degli argini. La fauna ittica è era praticamente scomparsa dai corsi d’acqua, tanto che necessitava intervenire affinché la fauna potesse rigenerarsi. Questo fine fu  fatto proprio dai pescatori sportivi che  erano divenuti coscienti che la semina degli avanotti fatti nascere  nelle vasche del’incubatoio era la via per ridare ai corsi d’acqua la perduta autonomia della riproduzione naturale a seguito degli effetti dell’alluvione del ’96 e dai lavori della ricostruzione di molte sponde distrutte. A distanza di 14 anni, nel torrente Cardoso, gli avanotti della trota fario sono ritornati  negli specchi d’acqua, in un tratto di torrente in cui la semina non era stata fatta.  La trota fario è tornata  a riprodursi nel ciclo naturale della specie. Uno dei pescatori che maggiormente si è speso per arrivare a questo straordinario risultato, lo racconta alla Libera Cronaca del giornale che non c’è.      

Ciao  Giuse'!!  

 ti ho scritto queste due righe, se le vuoi pubblicare mi fai un favore. Non hai l'esclusiva perche' e' una notizia di grande interesse ( per noi almeno), quindi la passerò su altri siti.  Sono convinto pero' che come me ne sarai felicissimo!

Guglielmo Vincenti 25 aprile 2010

 La notizia

<< Non ci potevo credere ho visto degli avannotti di trota fario nel torrente Cardoso!!!!..........e allora?? Li buttiamo tutti gli anni!!!    Gia’, ma li’ quest’anno non vi sono stati seminati!!! E’ fantastico, dopo anni di duro lavoro tra gestione dell’incubatoio ricerca dei riproduttori semine  ogni anno mesi di attesa prima di vedere i risultati delle semine, finalmente la trota fario e’ tornata a riprodursi spontaneamente  nei nostri  torrenti. Un successo che e va riconosciuto grazie all’impegno  della allora Comunità Montana Alta Versilia e della Provincia di Lucca  ma soprattutto dei ragazzi del Fly Club ’90 Versilia ( associazione di pescatori a mosca  della Versilia)  che durante questi lunghi anni non si sono fatti prendere dalla smania del  “pesce subito”  seminando anno dopo anno centinaia di migliaia di piccoli avannotti,  per lo piu’ nati nell’incubatoio ittico delle Mulina, senza cedere alla facile soluzione del prontapesca. La trota fario dunque un tempo  ( prima dell’alluvione ’96)  regina dei nostri riali e’ tornata per riprendersi il suo regno e, a quanto visto, con un buon numero di piccoli appena nati. Camminando lungo il fiume possiamo notare gruppetti di avannotti fuggire alla nostra presenza . La cosa eccezionale e' che abbiamo riscontrato presenze sia sul Torrente Cardoso che  più in basso, all’altezza di Pontestazzemese. Questa scoperta ci consente di guardare con molta più  fiducia al futuro del nostro fiume che se fino ad adesso e’ stato succube delle nostre decisioni da ora in poi potrà  evolversi secondo i ritmi naturali che la fauna ha ritrovato, magari sorretto ancora per qualche anno anche dalla nostra opera di ripopolamento.

GRAZIE UNIONE DEI COMUNI- GRAZIE PROVINCIA DI LUCCA. Ma soprattutto GRAZIE AI  RAGAZZI DEL FLY CLUB’90 VERSILIA

Guglielmo Vincenti.

 

Stazzema- Pubblichiamo il testo della mozione che prevede per il Comune di Stazzema la dichiarazione “Territorio comunale Denuclearizzato”. La mozione è stata presentata dal capogruppo di Luce a Stazzema, consigliere Gian Piero Lorenzoni,  e sarà portata in discussione per essere approvata o respinto nel Consiglio Comunale di Stazzema indetto per giovedì 29 aprile.

 

MOZIONE PER LA DICHIARAZIONE

 DI

“TERRITORIO COMUNALE DENUCLEARIZZATO”

 

PREMESSO CHE:

 

- Il governo ha deciso per un ritorno del nucleare nel nostro Paese, con un obiettivo dichiarato di produrre il 25% dell’energia elettrica dall’atomo. Per arrivare a questo obiettivo l’Italia dovrebbe localizzare e costruire sul territorio nazionale 8 reattori nucleari.

- Il nucleare non ci farà recuperare i ritardi rispetto alle scadenze internazionali per la lotta ai cambiamenti climatici. Semmai l’Italia decidesse di costruire alcune centrali nucleari, passerebbero - al netto di ritardi, almeno 10-15 anni, prima della loro entrata in funzione, e quindi non riuscirebbe a rispettare l’accordo vincolante europeo 20-20-20 (secondo cui entro il 2020 tutti i Paesi membri devono ridurre del 20% le emissioni di CO2 del 1990, aumentare al 20% il contributo delle rinnovabili al fabbisogno energetico, ridurre del 20% i consumi energetici), incorrendo in ulteriori sanzioni da aggiungere a quelle ormai inevitabili per il mancato rispetto del Protocollo di Kyoto.

- Se l’Italia decidesse di puntare sul nucleare, dirotterebbe sull’atomo anche le insufficienti risorse economiche destinate allo sviluppo delle rinnovabili e al miglioramento dell’efficienza energetica, abbandonando di fatto le uniche soluzioni praticabili per ridurre in tempi brevi le emissioni climalteranti, innovare profondamente il sistema energetico nazionale e costruire quella struttura imprenditoriale diffusa che garantirebbe la creazione di molti posti di lavoro (sul modello di quanto fatto in Germania dove ad oggi sono impiegati tra diretto e indotto circa 250.000 lavoratori).

- Solo con una seria politica nazionale e locale, che escluda il nucleare, promuova l’innovazione e renda più efficiente e sostenibile il modo con cui produciamo l’elettricità e il calore, si muovono le persone e le merci, consumiamo energia negli edifici e produciamo beni, riusciremo a rispettare le scadenze internazionali per la lotta ai cambiamenti climatici, a partire da quella europea del 2020.

 

CONSIDERATO CHE:

 

- Grazie al referendum del 1987, l’Italia è stato il primo paese tra i più industrializzati ad uscire dal nucleare. Solo nel 2000, infatti, è stata seguita dalla Germania con la definizione dell’exit strategy dalla produzione di energia elettrica dall’atomo entro il 2020, e più recentemente dalla Spagna.

- Nonostante la ripresa o l’intenzione dichiarata di programmi nucleari in alcuni paesi, il nucleare è una fonte energetica in declino sullo scenario mondiale. Infatti secondo le stime dell’Aiea sul contributo dell’atomo alla produzione elettrica mondiale contenute nel rapporto “Energy, elettricity, and nuclear power estimates for the period up to 2030” pubblicato nel 2007, nei prossimi decenni si passerebbe dal 15% del 2006 a circa il 13% del 2030.

- La tecnologia su cui vuole puntare il governo italiano è quella di “terza generazione evoluta” che non ha risolto nessuno dei problemi noti da anni. Insomma l’Italia si sta candidando a promuovere una tecnologia già vecchia, a maggior ragione se nel 2030 vedrà la luce il nucleare di “quarta generazione”, sempre che abbia risolto nel frattempo i problemi emersi durante le ricerche in corso a livello internazionale.

- Le convinzioni dell’utilità di ricorrere all’energia atomica per ridurre la bolletta energetica del Paese e la dipendenza dalle importazioni si scontrano però con i tanti problemi irrisolti della tecnologia nucleare oggi disponibile. Tra tutti i costi veri di un KWh da produzione elettronucleare, la sicurezza delle centrali, la gestione dei rifiuti radioattivi e lo smantellamento (decommissioning) degli impianti, la loro protezione da eventuali attacchi terroristici, il rischio della proliferazione di armi nucleari e la necessità di importare dall’estero l’uranio, le cui riserve naturali sono sempre più scarse.

 

RILEVATO CHE:

 

- Nonostante da più parti si dica che il nucleare come una tra le fonti energetiche meno costose, l’apparente basso costo del KWh nucleare è dovuto esclusivamente all’intervento dello Stato, direttamente o indirettamente, nell’intero ciclo di vita di una centrale dalla costruzione allo smantellamento sino allo smaltimento definitivo delle scorie. A tal proposito sono illuminanti le conclusioni della ricerca “The economic future of nuclear power” condotta dall’Università di Chicago nell’agosto 2004 per conto del Dipartimento dell’energia statunitense sui costi del nucleare confrontati con quelli relativi alla produzione termoelettrica da gas naturale e carbone. Secondo il rapporto dell’Università Usa, considerando tutti i costi, dall’investimento iniziale e dalla progettazione fino ad arrivare alla spesa per lo smaltimento delle scorie (che incide fino al 12% del prezzo totale di produzione elettrica), il primo impianto nucleare che entrerà in funzione produrrà elettricità a 47-71 dollari per MWh, escludendo qualsiasi sovvenzione statale all’industria dell’atomo, contro i 35-45 dei cicli combinati a gas naturale. Conclusioni paragonabili a quelle raggiunte dal Massachusetts Institute of Technology nel rapporto “The future of nuclear power” pubblicato nel 2003 che dice che i costi del chilowattora prodotto con gas, sono di 4,1 centesimi di dollaro, mentre il chilowattora nucleare (di una centrale in grado di operare per quarant’anni) costa ben 6,7 centesimi di dollaro.

- Sulla sicurezza degli impianti ancora oggi, a 22 anni dal terribile incidente di Chernobyl, non esistono le garanzie necessarie per l’eliminazione del rischio di incidente nucleare e conseguente contaminazione radioattiva, come dimostra la lunga serie di incidenti avvenuti in Francia nell’estate del 2008.

- Rimangono anche tutti i problemi legati alla contaminazione “ordinaria” delle centrali nucleari in seguito al rilascio di piccole dosi di radioattività durante il normale funzionamento dell’impianto a cui sono esposti i lavoratori e la popolazione che vive nei pressi.

- Non esistono poi ad oggi soluzioni concrete al problema dello smaltimento dei rifiuti radioattivi derivanti dall’attività delle centrali o dal loro decomissioning. Le circa 250mila tonnellate di rifiuti altamente radioattivi prodotte fino ad oggi nel mondo sono tutte in attesa di essere conferite in siti dismaltimento definitivo, stoccati in depositi “temporanei” o lasciati negli stessi impianti dove sono stati generati. Lo stesso vale ovviamente anche per il nostro Paese che conta secondo l’inventario curato da Apat circa 25mila m3 di rifiuti, 250 tonnellate di combustibile irraggiato - pari al 99% della radioattività presente nel nostro Paese -, a cui vanno sommati i circa 1.500 m3 di rifiuti prodotti annualmente da ricerca, medicina e industria e i circa 80-90mila m3 di rifiuti che deriveranno dallo smantellamento delle 4 ex centrali e degli impianti del ciclo del combustibile.

-                                             Oltre al problema legato alla sistemazione definitiva delle scorie, esiste anche la necessità di rendere inutilizzabile il materiale fissile di scarto per evitarne il possibile uso a scopo militare, a maggior ragione in uno scenario mondiale in cui il terrorismo globale è una minaccia attualissima. Gli impianti nucleari attivi - e lo stesso discorso vale per quelli in costruzione

-                                             - se  da una parte possono diventare obiettivi sensibili per i terroristi, dall’altra producono scorie dal cui trattamento viene estratto il plutonio, materia prima per la costruzione di armi a testata nucleare. Nell’attuale quadro mondiale si corre il forte rischio che ci possano essere Paesi che vogliano sfuggire al controllo della comunità internazionale - come nel caso dell’Iran -, che potrebbero utilizzare il nucleare civile come grimaldello per dotarsi di armamenti nucleari.

- Occorre fare i conti con le riserve di U235 (l’uranio fissile altamente radioattivo che rappresenta il combustibile dei reattori nucleari): al ritmo di consumo attuale, la sua disponibilità potrà essere stimata per circa 70 anni, ma se la richiesta crescesse, si potrebbe riproporre una situazione del tutto simile a quella delle “guerre per il petrolio” e con i tempi di realizzazione delle centrali.

- I considerevoli consumi di acqua necessari al funzionamento dei reattori aggraverebbero la già delicata situazione italiana. Le centrali nucleari francesi usano il 40% delle risorse idriche consumate su tutto il territorio nazionale. Secondo uno studio del 2007 pubblicato negli Stati Uniti dall’Union of concerned scientist, in media per un reattore da 1.000 MW servono oltre 2,5 milioni di metri cubi di acqua al giorno. Una quantità rilevante anche per l’Italia, visti anche gli scenari futuri sugli impatti dei cambiamenti climatici che prevedono una consistente riduzione nella disponibilità delle risorse idriche nel nostro Paese.

 

Tutto quanto sopra premesso a voti……legalmente e validamente espressi.

 

IL CONSIGLIO COMUNALE DICHIARA

 

“Il territorio comunale denuclearizzato”, contrario quindi alla produzione di energia nucleare;

VIETA su tutto il territorio comunale l’installazione di centrali che sfruttino l’energia atomica;

GARANTISCE la massima trasparenza e partecipazione nel processo di individuazione di siti di stoccaggio per i rifiuti radioattivi, derivanti anche dal decommissioning delle centrali dismesse dopo il referendum del 1987.

 

Consiglio Comunale a Stazzema

 

Stazzema-  Giovedì, alle 17,30, torna a riunirsi il Consiglio comunale di Stazzema per discutere e approvare un ordine del giorno che vede, oltre all’approvazione  del verbale della seduta precedente, l’esame e l’approvazione del rendiconto della gestione 2009 ai sensi dell’art. 227 Dlgs 267/2000, la rettifica dell’errore materiale  inerente la delibera del Consiglio Comunale   n. 61/2009  (Antro del Corchia-modifiche statutarie Nda), la concessione della cittadinanza onoraria ad Aminatou Haidar, un’attivista per i diritti umani del popolo Saharawi. All’ultimo punto dell’ordine del giorno c’è la proposta di mozione “Dichiarazione del territorio comunale denuclearizzato” .

Cittadinanze onorarie conferite a Stazzema

Stazzema- Nel giugno del 1997 fu conferita dal sindaco Lorenzoni la  prima cittadinanza onoraria  di Stazzema allo scrittore Manlio Cancogni per il libro “Caro Tonino”, scritto sulla scia emozionale e drammatica di quanto determinò in Alta Versilia l’alluvione del 1996. Nel 2000 a ricevere la cittadinanza fu Paolo Fontanelli, allora sindaco di Pisa e Sub commissario agli eventi alluvionali del 19 giugno 1996. Oggi Fontanelli è deputato del PD. Nel dicembre 2001 altre due cittadinanze onorarie furono conferite ai giornalisti Christiane Kohl, corrispondente da Roma del Suddeutsche Zeitung, e Franco Giustolisi, firma del settimanale l’Espresso. Le cittadinanze onorarie furono motivate per il contributo alla verità sulla strage di Sant’Anna dato dai due giornalisti. Nel 2002 la cittadinanza fu data a Franco Barberi,  Responsabile della Protezione Civile e ideatore del Modello Versilia” per gli eventi alluvionale del 19 giugno 1996.  Inerenti la strage di Sant’Anna sono state conferite nel 2005 le cittadinanze onorarie al Pm militare, dott Marco De Paolis, al Ten. Col. Roberto D’Elia, e ai carabinieri subalterni, brigadiere Franz Stuppner e vice brigadiere Sandro Romano, facenti parte del pool multilingue che  ha svolto indagini sulla strage del 12 agosto 1944. Nel giugno 2006, decennale dell’alluvione della Versilia, le cittadinanze onorarie sono state conferite ad Alessandro Moni, operatore Anpas, e all’allora ministro Vannino Chiti, al tempo dell’alluvione Presidente della Regione Toscana e Commissario agli eventi alluvionali del 19 giugno 1996. Ancora una cittadinanza onoraria per le radici famigliari stazzemesi fu conferita nel settembre 2007 all’arcivescovo di Monaco, Mons. Bernard Barsi. Giovedì sarà la volta Aminatou Haidar, che sta svolgendo il ruolo di ambasciatore itinerante della RASD con contatti ufficiali con i governi e le associazioni. Una cittadinanza annunciata nel 2008  tramite una delibera comunale ma ancora  non consegnata è quella al regista afro-americano Spike Lee per il film "Miracolo a Sant’Anna".

Giuseppe Vezzoni-Addì 26.4.2010

Aminatou Haidar

Da Wikipedia

“Aminatou Ali Ahmed Haidar anche Aminattou e Haminatou (1967) è un'attivista per i diritti umani Saharawi, scomparsa nel periodo (1987-91). È residente a El Aaiún nel Sahara Occidentale. Ha due figli (Muhammad and Hayat) ed è divorziata. È diplomata, baccalaureato, in Letteratura moderna. È stata incarcerata nella "Prigione nera" di El Aaiún il 17 giugno 2005, dopo essere stata arrestata in ospedale dove era ricoverata per essere curata per le lesioni inflitte dalla polizia in una dimostrazione durante la Intifada non violenta per l'indipendenza. Fu torturata durante l'interrogatorio. Amnesty International ha espresso una forte preoccupazione sulla situazione dei prigionieri Saharawi in Marocco e nei territori occupati del Sahara Occidentale, e specificamente ha mostrato interesse per Aminatou Haidar, evidenziando il timore per i suoi diritti per un equo processo ed adottandola come prigioniero di coscienza Ha ricevuto in Spagna il Premio Juan Maria Bandres 2006 per la difesa del diritto d'asilo e la solidarietà con i profughi, conferitole dalla Commissione spagnola di aiuto ai rifugiati (CEAR) e in Italia il Premio Marenostrum 2006 per la sezione Solidarietà. È cittadina onoraria di Napoli”.

Olivo quercetano in scena oggi al Mutuo Soccorso

 

Forte dei Marmi- Oggi pomeriggio, alle 17,30, presso la Sala conferenze della Società del Mutuo Soccorso, in Via Montauti, si parlerà dell’olivo quercetano. Relatore sarà Lorenzo Marcuccetti, autore della omonima pubblicazione edita nel 1995. L’incontro odierno è promosso dall’associazione culturali Il Magazzino .

 

Libera Cronaca

Addì 26.4.2010

 

 

 

 

 

17:31 Scritto da: giuseppevezzoni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

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